Storia dell'attrezzatura del falegname

parete dell'attrezzature di un falegname con seghe strumenti di misura e scalpelli

Dai primi scalpelli romani alle pialle settecentesche

Il rumore del taglio sul banco è sempre lo stesso, ma lo strumento che lo genera racconta secoli di perfezionamento. La storia dell'attrezzatura da falegname è una storia di metallurgia, ergonomia e sapienza pratica: dagli scalpelli romani — attestati nei testi di Plinio e nella pratica dei cantieri — fino alle pialle settecentesche descritte nei trattati europei, ogni dispositivo è il risultato di esigenze funzionali e di progressi tecnici.

Nell'antichità le lame erano forgiate in ferro; già i Romani possedevano scalpelli e raspe affilati per opere di falegnameria e intaglio. Con il Medioevo migliora la lavorazione del ferro: acciai al carbonio più consistenti permettono lame più sottili e resistenti. Nascono sgorbie (sgorbie), scalpelli a taglio rotondo, e la raspa si afferma per la modellazione grezza.

La vera rivoluzione, però, riguarda la pialla. Documenti e manuali fino al Settecento mostrano corpi in legno con ferro profilato; la pialla diventa strumento di precisione — dalla pialla da sgrosso alla pialla di finitura — e l'angolo del ferro, la sua affilatura e il micro-smusso diventano argomento tecnico. André-Jacob Roubo (L'Art du Menuisier, XVIII sec.) codifica metodi di costruzione e affilatura: il tagliente deve essere lucidato, la seduta del ferro calibrata, il passaggio sul legno scandito da prove e ascolto.

banco del falegname con scalpelli e pialle manuali

Altri elementi cruciali: la mola o pietra per affilare (pietra al corindone o pietra naturale), la tecnica dello stropping su cuoio per rimuovere il bava, e il controllo dell'angolo di smussatura per evitare strappi. Anche supporti come morsetti, squadre in legno e seghe a mano si evolvono nella forma ma non nello scopo: permette la lettura e il controllo delle fibre.

Lo sapevi che?

Plinio il Vecchio e Vitruvio menzionano strumenti per la falegnameria; i manuali del XVII–XVIII secolo (Roubo in testa) rimangono a oggi fonti primarie per chi studia antichi strumenti da bottega.

Gli strumenti sono scritture nella materia: cambiano, si affinano, ma trasmettono sempre la stessa lezione — conoscere lo strumento significa conoscere il legno. Chi oggi affila una lama con cura, segue la scia di millenni di maestri: ed è da quella precisione che nasce ogni buon trattamento e ogni buona finitura.

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