Come l’uomo ha imparato a “impermeabilizzare” la natura
Il primo grande banco di prova del legno non fu il mobile, ma il mare.
Nelle fredde acque del Nord Europa, tra l’VIII e l’XI secolo, le navi vichinghe affrontavano pioggia, salsedine, gelo e sole senza alcuna protezione sintetica. Eppure molte di esse, recuperate nei secoli successivi, mostrano ancora fibre compatte e strutturalmente sane. È qui che l’uomo iniziò a comprendere una verità fondamentale: il legno non va isolato dall’acqua, va reso compatibile con essa.
I costruttori navali scandinavi utilizzavano essenze resinose come quercia, pino e abete, scelte per la loro resistenza meccanica e per l’elevato contenuto di resine naturali. La protezione delle superfici avveniva attraverso trattamenti oggi ben documentati dall’archeologia sperimentale:
- catrame di pino (pine tar), ottenuto per distillazione secca del legno, applicato a caldo per saturare le fibre;
- oli animali e vegetali, utilizzati per migliorare la penetrazione e la flessibilità del trattamento;
- manutenzione ciclica, con riapplicazioni regolari, soprattutto nei punti più esposti.
Questi trattamenti non creavano una barriera rigida, ma una protezione idrofoba e traspirante, capace di rallentare l’assorbimento dell’acqua senza bloccare il naturale movimento del legno. Lo stesso principio, nei secoli successivi, venne adattato agli arredi domestici.

Con il passaggio dal contesto navale a quello abitativo, soprattutto tra Medioevo e prima età moderna, le formulazioni si alleggerirono: meno catrame, più oli siccativi e cere naturali. La funzione restava la stessa: ridurre la penetrazione dell’umidità, proteggere dalle macchie e rallentare l’ossidazione superficiale, senza compromettere l’igroscopicità del materiale.
Lo sapevi che?
Il catrame di pino utilizzato dai Vichinghi è ancora oggi impiegato nel restauro navale tradizionale nordico, riconosciuto come uno dei trattamenti più longevi e compatibili con il legno esposto agli agenti atmosferici.
Osservando i mobili antichi che hanno attraversato secoli di ambienti diversi, si ritrova la stessa logica: protezione progressiva, naturale, rinnovabile. Le cere artigianali di qualità nascono esattamente da questa eredità tecnica: non impermeabilizzare nel senso moderno, ma accompagnare il legno nel suo rapporto con l’ambiente.
L’uomo non ha mai davvero reso impermeabile la natura.
Ha imparato, lentamente, a non ostacolarla.
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