Come il legno diventava specchio
Nelle botteghe rinascimentali italiane, tra XV e XVI secolo, il momento della finitura non era un passaggio finale: era il compimento dell'opera . Dopo settimane, talvolta mesi di lavorazione, il legno veniva preparato alla ceratura come una superficie viva, da accompagnare verso la luce. L'aria delle botteghe odorava di legno caldo, cera d'api e oli ossidati. Nulla era improvvisato.
Nel Rinascimento, soprattutto nelle aree di Firenze, Venezia e Urbino, l'obiettivo non era creare una superficie lucida nel senso moderno, ma ottenere profondità visiva . Il legno doveva riflettere la luce senza perdere leggibilità delle venature. Per questo si lavorava su stratificazione e attrito , non su spessore.

La ceratura seguiva una sequenza tecnica ben documentata nei trattati artigiani dell'epoca:
- Preparazione della superficie tramite piallatura fine e lisciatura con abrasivi naturali (pietra pomice, tripoli).
- Nutrimento preliminare con oli siccativi leggeri, spesso olio di lino chiarificato, lasciato ossidare completamente.
- Applicazione della cera d'api purificata, talvolta leggermente ammorbidita con oli o resine naturali, stesa a caldo in quantità minime.
- Lucidatura manuale con panni di lana o lino, attraverso movimenti ripetuti che generavano calore e compattavano la superficie.
Il cosiddetto “specchio” rinascimentale non era una brillantezza artificiale, ma una riflessione morbida , ottenendo chiudendo progressivamente la porosità superficiale senza sigillare il legno. Questo permetteva alla superficie di restare igroscopica, stabile nel tempo e facilmente manutenibile.
Lo sapevi che?
Giorgio Vasari, nelle Vite , descrive l'importanza della “pulitezza della superficie” negli arredi, sottolineando come la luce dovesse “scorrere” sul legno senza interrompersi: un concetto tecnico, non estetico.
Oggi, questa logica è più attuale che mai. Le cere naturali di alta qualità, applicate con metodo e rispetto dei tempi, non mascherano il legno: lo rendono leggibile . È una scelta che richiede più competenza, ma restituisce superfici che invecchiano con dignità.
Nel Rinascimento il legno diventava specchio non perché brillava,
ma perché rifletteva il tempo .
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