Nel silenzio delle stalle industriali, si sta sviluppando una minaccia invisibile ma devastante: la resistenza agli antibiotici. Questi farmaci, usati spesso come misura preventiva o per stimolare la crescita del bestiame, alimentano l’emergenza dei super-batteri, patogeni resistenti capaci di eludere le terapie e provocare infezioni difficilissime da curare.
🧬 L’allevamento intensivo: una culla di resistenza
Secondo l’ONU, circa il 73% degli antibiotici usati a livello globale viene somministrato agli animali da allevamento, una percentuale che supera quella destinata all’uomo. Nell’Unione Europea, l’uso profilattico e per promuovere la crescita è vietato, ma rimane consentito in molti Paesi per via della medicina preventiva preventiva, dove comunque si ricorre a molecole fondamentali anche in medicina umana .
In Italia, il settore avicolo ha compiuto notevoli passi avanti: l’uso di antibiotici è diminuito del 96% nel pollo e del 92% nel tacchino tra il 2015 e il 2022, raggiungendo livelli tra i più bassi in Europa. Tuttavia, per suini e bovini il consumo resta elevato, e le differenze regionali restano marcate.
🇮🇹 La situazione italiana: resistenza e costi umani
L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) segnala in Italia oltre 10.000 decessi all’anno attribuibili a infezioni da batteri resistent. Tra questi, batteri come MRSA, Klebsiella, Acinetobacter, e enterobatteri produttori di ESBL/carbapenemasi rappresentano la minaccia maggiore.
Il Piano Nazionale PNCAR 2022‑2025 incarna l’approccio One Health, coordinando salute umana e animale, per rendere più efficace la sorveglianza e promuovere un uso più responsabile degli antibiotici .
🔬 Super-batteri: origine, diffusione, conseguenze
Batteri resistenti generati negli allevamenti possono diffondersi attraverso:
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Cibo contaminato, come carne e latte
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Acqua e suolo inquinati da reflui
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Contatto diretto tra animali, lavoratori e residenti
Uno studio in Abruzzo e Molise ha rilevato che circa il 60% degli Staphylococcus aureus causativi di mastiti bovine era resistente alla meticillina.
Analisi negli impianti di macellazione in Sicilia hanno individuato enterobatteri multi-resistenti anche in acque reflue .
L’OECD avverte: entro il 2050, 1 persona su 205 in Italia perderà un anno di vita sana per infezioni resistenti, con un costo stimato tra 6 e 6,6 USD PPP pro capite l’anno.
🛠 Verso il cambiamento: misure, responsabilità e modelli alternativi
Per contrastare la diffusione dell’antibiotico-resistenza, l’Italia ha adottato il Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR 2022–2025). Il piano segue l’approccio integrato “One Health”, che riconosce il legame tra salute umana, salute animale e tutela dell’ambiente. Tra le azioni previste troviamo:
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Monitoraggio integrato dell’uso degli antibiotici e della comparsa di ceppi resistenti sia negli animali che negli esseri umani
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Formazione continua per allevatori e veterinari, volta a promuovere pratiche preventive, alternative all’uso farmacologico sistemico
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Controlli ambientali nei reflui e nei terreni, per limitare la dispersione di batteri resistenti nell’ambiente
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Miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie degli allevamenti, per ridurre il ricorso agli antibiotici
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Uso mirato e veterinariamente prescritto di antibiotici, evitando l’impiego di quelli considerati critici per la medicina umana
Questi interventi hanno già portato a risultati significativi in alcuni settori: secondo l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale (IZS), tra il 2016 e il 2021 si è registrata una forte riduzione della presenza di batteri ESBL (produttori di β-lattamasi a spettro esteso) nei polli da carne, segno che un uso più razionale degli antimicrobici è possibile e funziona.
Tuttavia, le politiche sanitarie da sole non bastano. Serve un cambio strutturale nel sistema zootecnico, che abbandoni la logica dell’allevamento intensivo a favore di modelli più equilibrati e resilienti. Le alternative concrete esistono:
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Allevamenti estensivi e su piccola scala, che riducono la densità animale e quindi i rischi sanitari
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Agro-ecologia e agricoltura rigenerativa, che integrano allevamento e coltivazione in cicli chiusi e rispettosi dell’ambiente
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Filiera corta e tracciabile, che riduce l’intermediazione e premia i produttori etici
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Etichettatura trasparente e certificazioni volontarie, che informano i consumatori sull’origine e il trattamento degli animali
Queste soluzioni non solo riducono la dipendenza dagli antibiotici, ma migliorano anche il benessere animale, la qualità dei prodotti e la sicurezza alimentare. Ma per affermarsi, hanno bisogno di un cambiamento culturale, di sostegno politico e soprattutto di scelte consapevoli da parte dei consumatori.
📚 Fonti e approfondimenti
– Reuters: Nonostante l’aumento dei decessi per infezioni batteriche, l’industria della carne non è sottoposta a forti pressioni per abbandonare gli antibiotici
– Istituto Superiore di Sanità (ISS): Resistenza antibiotica in Italia, oltre 10.000 decessi
– WHO/PNCAR 2022–2025 documentazione
– IZS: Report resistenza in animali 2014‑2021
– Ottimizzare l'uso degli antibiotici: affrontare la resistenza attraverso strategie e politiche sanitarie efficaci
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