Come nasceva la lucentezza delle regge francesi
Entrare in un salone del Palazzo Reale sotto il regno di Luigi XIV significava trovarsi immersi in un universo di luce e materiali preziosi. Il pavimento di legno massello, i tavoli intarsiati, le sedie dalle curve perfette: ogni superficie rifletteva la luce con una lucentezza quasi soprannaturale, conferendo agli ambienti quella maestosità che avrebbe incantato ambasciatori e cortigiani. Ma dietro quella brillantezza non c’era solo abilità artistica: c’era una chimica meticolosa e segreta, affinata da generazioni di ebanisti francesi.

I maestri del XVII secolo, membri delle corporazioni di Parigi e di Versailles, lavoravano prevalentemente palissandro, noce e bois de rose, legni pregiati ma complessi da trattare. La lucentezza che oggi ci appare magica era il frutto di una sequenza precisa di passaggi:
- Levigatura fine e stratificazione: le superfici venivano piallate a mano e levigate con polveri minerali e farine di pietra dolce, fino a ottenere porosità uniforme.
- Impregnazione con oli e resine: oli di lino e resine naturali come mastice e sandracca venivano applicati a caldo o a tampone, penetrare nelle fibre e creare un nucleo protettivo.
- Lucidatura a tampone (tamponage): utilizzando stracci di cotone o lana imbevuti di resine e cere naturali, il legno veniva strofinato ripetutamente, sviluppando una patina progressiva e uniforme.
- Ripetizione e pazienza: la brillantezza non era immediata; ogni passaggio richiedeva giorni di asciugatura e polimenture successive. Solo così si raggiungeva quel riflesso quasi liquido che caratterizza i mobili di corte.
Questa combinazione di tecnica, chimica naturale e tempi lunghi assicurava non solo la lucentezza, ma anche la durata nel tempo. I legni non venivano sigillati come nel moderno “verniciato plastico”: respiravano, mantenendo stabilità dimensionale e resistenza agli agenti esterni.
Lo sapevi che?
Gli ebanisti di Luigi XIV utilizzavano persino perle polverizzate e gesso finissimo durante alcune lucidature particolari, non per decorare, ma per affinare ulteriormente la superficie prima dell’ultimo strato di cera, creando una lucentezza quasi tridimensionale.
Oggi, comprendere queste tecniche significa riconoscere che la vera bellezza nasce da equilibrio tra rispetto della materia e pazienza artigiana. La cera KLG, seguendo lo stesso principio, valorizza le venature, protegge senza sigillare e lascia che il legno “respiri”, esattamente come facevano gli ebanisti della reggia.
Il lusso non è nel materiale, è nella cura che si concede al legno.
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